Shark Tank – lezioni di finanza dal programma TV americano

Ground Zero, New York, NY

Shark Tank! Il programma degli investitori!

A quanti di voi è capitato di vedere almeno una puntata del noto (almeno in America) programma TV?

Lo show mette in contatto i piccoli imprenditori con alcuni investitori, i cosiddetti “squali”.
Qualora l’idea di impresa dovesse piacere e dovesse funzionare, gli sharks mettono a disposizione i loro capitali in cambio di una percentuale nella compagine societaria (Equity).

Ma come fanno gli squali a decidere quale offerta proprorre all’investitore? Su quali basi fondano le loro valutazioni?

Con questo articolo andremo ad approfondire alcuni semplici concetti finanziari. Per farlo, ci avvarremo degli episodi del programma televisivo statunitense.
Non preoccupatevi se non capite l’inglese: affronteremo questo percorso insieme; non vi lascerò soli a vaghare nei meandri dei più profondi oceani…

Primo esempio

Iniziamo subito. Il primo video che ci fornirà alcuni spunti utili per la narrazione è il seguente:

La signora si presenta, chiedendo subito 1 milione di dollari per il 5% della società.
Da questa semplice dichiarazione possiamo ricavare il valore dell’azienda. Se il 5% vale infatti 1 milione di dollari, allora il 100% avrà un valore pari a 20 milioni di dollari.

Per essere più precisi, i 20 milioni di dollari si riferiscono alla valutazione post-money, mentre 19 milioni di dollari si riferiscono alla valutazione pre-money.

Questa semplice proporzione ci fa immediatamente comprendere lo stupore nel volto di Robert Herjavec (lo shark con gli occhi azzurri). Una valutazione attuale di 20 milioni di dollari, infatti, presuppone una crescita esponenziale della società nei prossimi 5/7 anni. Vediamo perchè.

Supponiamo che l’investitore voglia un ritorno del 25% tra 5 anni. A quel tempo, l’azienda dovrebbe avere almeno un valore 61 milioni di dollari (20.000.000 x (1+25%)^5) per poter garantire il ritorno atteso. Una valutazione stellare! Non trovate?

Un’altra informazione che possiamo ricavare da queste prime battute è la seguente: quante azioni dovrà emettere la società nel caso in cui uno degli shark accetti di pagare 1 milione di dollari per il 5% di partecipazione?
Supponendo un ammontare di azioni esistenti pari a 1.000, il calcolo da effettuare sarà:

Azioni da emettere = 1.000/ (100% – 5%) = 1.053 – 1.000 = 53 azioni

Andiamo avanti…

Dopo la presentazione del business, si arriva finalmente alla discussione dei termini economici dell’offerta. Tutti gli sharks si dimostrano scettici in merito alla valutazione effettuata dalla signora e iniziano a domandare informazioni in merito al volume d’affari generato dall’impresa.

L’imprenditrice risponde agli attacchi, millantando vendite pari a 1,2 milioni di dollari. La stima per l’anno successivo, invece, risulterebbe almeno pari a 5 milioni di Euro di fatturato.

Supponendo che l’utile d’esercizio sia pari al 10% del fatturato e che le vendite raggiungeranno un livello pari a 20 milioni di dollari da qui a cinque anni, allora potremmo affermare che il profitto aziendale della società al termine del quinto anno sarà pari a 2 milioni di dollari. Mettendo a confronto questa variabile con l’Equity Value dell’azienda calcolato in precedenza, si avrebbe un risultato pari a 30,5x volte (61.000.000/ 2.000.000 = 30,5x).

Valore altissimo se messo a confronto con gli historical stock market standards. Solitamente, tale indicatore è più alto per le aziende quotate rispetto a quelle private, in quanto le prime sono caratterizzate da maggiore liquidità rispetto alle seconde.

Ma questo non è tutto. Anche se non lo dicono esplicitamente, i nostri squali mettono a confronto la valutazione fatta dall’imprenditrice con i valori di altri progetti di start-up nello stesso settore: utilizzano cioè il metodo Scorecard (elaborato da Bill Payn). Con esso, la valutazione economica dell’impresa non si basa soltanto su dati finanziari, ma si prendono in esame anche le abilità del management, le caratteristiche del prodotto, i canali di approvvigionamento etc… . Gli squali vogliono aziende che attraggano un numero interessante di possibili acquirenti. Vogliono nicchie interessanti che possano crescere, segmenti di mercato non molto focalizzati e che sembrano rimanere piccoli per sempre.

Nell’episodio in esame la valutazione è considerata troppo alta, non adatta a riflettere il valore del progetto presentato.

Secondo esempio

Se saltate al minuto 6:20 del video, troverete subito la parte che ci interessa.

Talvolta gli squali concedono una parte dei loro soldi sotto forma di finanziamento piuttosto che di Equity. Perchè? Ricordate la differenza fra Debito ed Equity (1. CFO Program – Debito vs Equity)?

Gli investitori usano spesso alcune opzioni più flessibili. Ad esempio, essi investono spesso con titoli convertibili, cioè prestiti temporanei da convertire in azioni (proprietà) sulla base di una valutazione futura che verrà stabilita da transazioni con capitale di rischio.

L’azienda infatti ha l’obbligo di ripagare le rate di un finanziamento, ma lo stesso obbligo non vale per la distribuzione di dividendi agli azionisti. Se un investitore non è convinto al 100% del progetto, egli può decidere di apportare parte del capitale sotto forma di finanziamento. In questo modo, riuscirebbe a rientrare prima del capitale apportato, invece di attendere che si compi la exit strategy pianificata fra 5/7 anni.

Un’altra considerazione: il debito è meno caro del capitale, ma esso costringe l’impresa a delle uscite di cassa obbligatorie per ripagare il capitale preso a prestito. Inoltre, gli interessi sono fiscalmente deducibili per l’impresa, mentre i dividendi no.

Infine, voglio chiudere facendovi riflettere sul fatto che gli squali preferiscono spesso industrie e aziende che corrispondono alla loro esperienza o a investimenti precedenti. Gli squali hanno maggiori probabilità di investire in tipi di attività che conoscono e i concorrenti, quando scoprono di avere una scelta, valorizzano maggiormente alcuni sharks per determinati tipi di attività.

Alla prossima!

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