Azioni Privilegiate: pillole di contabilità e finanza

4th July Fireworks, Dumbo, Brooklyn, NY

Ciao a tutti!

Come gran parte dei miei articoli, anche quello di oggi nasce dalla domanda postami da un amico nonchè ex collega:

“Ho visto le azioni privilegiate fra le passività (di un bilancio IFRS). È corretto? Non dovrebbero essere presentate nel Patrimonio Netto?”

La risposta è nì. Dipende…

Nei prossimi paragrafi cercheremo di fornire una risposta a questa domanda. Partiremo dalle caratteristiche di un’azione privilegiata, per poi addentrarci nella contabilizzazione prevista dai principi IAS/IFRS.

Sfrutteremo infine il quesito posto dal mio amico, per ultimare l’articolo con alcune pillole sul trattamento delle azioni privilegiate in un contesto di corporate finance.

Pronti? Iniziamo!

Cosa sono le azioni privilegiate?

Partiamo da alcune definizioni generiche.

In primo luogo, occorre chiarire che le preferred stocks hanno la priorità sulle azioni ordinarie per quanto riguarda il pagamento dei dividendi.

In secondo luogo, esse non garantiscono il diritto al voto in Assemblea, a meno che esso non venga esplicitamente concesso ai loro possessori.

Infine, dovete sapere che le azioni privilegiate posseggono sia le caratteristiche di una passività finanziaria, sia quelle di un’azione ordinaria (questo è il passaggio chiave per poter rispondere alla domanda posta all’inizio dell’articolo).

Similmente agli interessi corrisposti su un finanziamento, i dividendi delle azioni privilegiate sono generalmente fissi e più alti di quelli versati ai possessori di azioni ordinarie. Nonostante ciò, essi non sono obbligazioni contrattuali della società, come lo sono gli interessi da corrispondere su una passività finanziaria.

Similmente alle azioni ordinarie, invece, le azioni privilegiate posso essere perpetual (ossia senza scadenza), possono pagare dividendi infinitamente e possono essere callable o putable.

Il termine Callable sta a indicare l’opzione per la società di poter riacquistare le azioni privilegiate a un prezzo predeterminato.

Putable, al contrario, corrisponde alla possibilità per gli azionisti di poter vendere alla società le proprie azioni privilegiate, sempre a un prezzo prefissato originariamente.

I dividendi delle preferred stocks possono essere cumulativi o non cumulativi, partecipativi o non partecipativi.

  • Dividendi cumulativi/ non cumulativi: la società può fornire il diritto a ottenere l’accantonamento di un dividendo non distribuito in una determinata sessione. Esso viene poi versato in una futura distribuzione, prima dei possessori di azioni ordinarie. Le azioni con dividendi non cumulativi, invece, non possiedono questo diritto; tuttavia, rimane ferma la priorità di ottenere il dividendo prima degli azionisti ordinari.
  • Dividendi partecipativi/ non partecipativi: la società può prevedere la possibilità di distribuire un maggior dividendo in caso di profitti che superino le aspettative. In questo caso, si parla di dividendi partecipativi; in caso contrario, si parla di azioni con mancanza di dirtto alla partecipazione ai risultati aziendali.

Contabilizzazione delle azioni privilegiate

Veniamo ora alla risposta che merita il nostro quesito iniziale.

Alcuni di voi potrebbero pensare che essa risieda nello IAS 1, ma non è così. Quest’ultimo infatti ci fornisce solamente il contenuto minimo dello Stato Patrimoniale, senza specificare la presentazione delle nostre amate azioni privilegiate.

Dobbiamo guardare piuttosto allo IAS 32:

“Le azioni privilegiate possono essere emesse con vari diritti. Nel determinare se un’azione privilegiata rappresenta una passività finanziaria o uno strumento rappresentativo di capitale, l’emittente valuta i diritti specifici incorporati nell’azione per poter determinare se essa presenta le caratteristiche essenziali di una passività finanziaria. Per esempio, un’azione privilegiata che preveda il rimborso a una data specifica o a scelta del possessore contiene una passività finanziaria perché l’emittente ha un’obbligazione a trasferire attività finanziarie al possessore dell’azione. La potenziale incapacità di un emittente di soddisfare un’obbligazione a rimborsare un’azione privilegiata quando è contrattualmente obbligato a farlo, sia essa dovuta a una mancanza di fondi, a vincoli statutari ovvero a utili o riserve insufficienti, non annulla l’obbligazione. Un’opzione dell’emittente a rimborsare le azioni in cambio di disponibilità liquide non soddisfa la definizione di passività finanziaria perché l’emittente non ha un’obbligazione attuale a trasferire attività finanziarie agli azionisti. In questo caso, il rimborso delle azioni avviene unicamente a discrezione dell’emittente. Un’obbligazione può sorgere, tuttavia, quando l’emittente delle azioni esercita la sua opzione, solitamente notificando formalmente agli azionisti l’intenzione di rimborsare le azioni.

Quando le azioni privilegiate non sono rimborsabili, la classificazione corretta è determinata dagli altri diritti ad esse incorporati. La classificazione si basa su una valutazione della sostanza degli accordi contrattuali e sulle definizioni di passività finanziaria e di strumento rappresentativo di capitale. Quando le distribuzioni ai possessori delle azioni privilegiate, sia cumulative che non cumulative, avvengono a discrezione dell’emittente, le azioni sono strumenti rappresentativi di capitale[…].

fonte IAS 32, Appendice op. par. AG25-AG26

La risposta che darei è quindi la seguente: solo una profonda comprensione dei diritti incorporati nelle azioni può guidarci nella contabilizzazione di questi strumenti. Come indicato dallo stesso principio, l’emittente deve valutare tali diritti per poter determinare se l’azione presenti le caratteristiche essenziali di una passività finanziaria o di uno strumento di capitale.

Pillole di corporate finance

Come promesso, ecco a voi alcuni approfondimenti sul trattamento di tali strumenti in un contesto di corporate finance.

In particolare, vorrei focalizzarmi su due temi che abbiamo già avuto modo di trattare in alcuni articoli precedenti.

Costo del capitale (o Wacc)

In 4. CFO Program – Guida pratica alla stima del wacc avevamo parlato del costo del capitale, imparando a stimarlo e a interpretarlo. In esso, però, non avevamo accennato al modo in cui integrare il costo delle azioni privilegiate nel calcolo del wacc.

Fortunatamente non si tratta di un concetto complicato.

Qui di seguito la formula classifica per il calcolo del wacc:

wacc = ke x (E/ (D+E)) + kd x (1-T) x (D/ (D+E))

Se vogliamo integrarla con il costo delle azioni privilegiate, ci basta scrivere:

wacc = ke x (E/ (D+E+P)) + kd x (1-T) x (D/ (D+E+P))+ kp x (P/D+E+P)

dove P è il valore delle azioni privilegiate e kp è il loro rendimento. Qualora il dividendo fosse fisso, un modo per calcolare kp potrebbe essere D/P, ovvero dividere il dividendo per il valore dell’azione privilegiata.

Nota: poichè i dividendi delle preferred stocks non sono fiscalmente deducibili, nella formula non viene inserito alcun aggiustamento per le imposte.

Enterprise Value ed Equity Value

Ricordate il discorso fatto sui multipli di mercato (Utilizzare al meglio i multipli di mercato per la valutazione d’azienda)? Ricordate la differenza fra Enterprise Value ed Equity Value?

Ripassiamo velocemente.

L’Enterprise Value è il valore totale degli assets di un’impresa (ossia Equity più Posizione Finanziaria Netta o PFN).

L’Equity Value, invece, è il valore del solo Equity, senza tenere in considerazione la totalità degli impieghi di un’azienda.

Ora dobbiamo fare una precisazione: “valore del solo Equity… riferibile ai possessori di azioni ordinarie“. Cioè, l’Equity Value è quello che rimane ai possessori di common stocks.

Detto questo, possiamo affermare che l’Equity Value può essere scritto come:

Equity Value = Enterprise Value – PFN – Preferred stocks

Conclusione

Siamo giunti al termine di questo incredibile viaggio all’interno del mondo delle azioni privilegiate. Se vi è piaciuto l’articolo, lasciate pure un like o un commento qui sotto!

Ciaoooooooo!

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