Interest rate swaps – impariamo a conoscerli

Perchè ho deciso di scrivere questo articolo? Per un semplice motivo. Non voglio più sentire la seguente frase: “Derivati!? Sono troppo complicati e poi… li trovo inutili” (ogni riferimento è puramente casuale).

Prima di mettere avanti le mani, proviamo a conoscerli insieme. In questo articolo parleremo del plan vanilla swap, il contratto derivato più semplice che rientra nella categoria degli interest rate swaps (IRS).

“Lo swap, nella finanza, appartiene alla categoria degli strumenti derivati, e consiste nello scambio di flussi di cassa tra due controparti.”.

fonte www.wikipedia.org

Con tale accordo, una delle due controparti paga un tasso fisso e riceve un tasso variabile, mentre la seconda riceve un tasso fisso e paga un tasso variabile.

Confusi? Come al solito, cerchiamo di mettere un po’ d’ordine con un esempio concreto.

Esempio

Supponiamo di avere il seguente finanziamento:

  • Capitale preso a prestito: 100.000 Euro;
  • Interessi: Euribor a 12 mesi pagato annualmente;
  • Durata: 5 anni;
  • Pagamenti: tutto il capitale preso a prestito viene restituito in un’unica rata al termine dell’ultimo anno.

L’aspettativa che abbiamo sui tassi di interesse è la seguente:

Supponiamo che le nostre previsioni si verifichino davvero. I flussi finanziari sul finanziamento saranno a questo punto:

I flussi sono stati ricavati moltiplicando il tasso di interesse per 100.000 Euro.
Al quinto anno rimborso tutto il capitale preso a prestito.

A questo punto entra in gioco il nostro interest rate swap. Ci rechiamo presso la nostra banca e decidiamo di stipulare un contratto derivato lo stesso giorno in cui sigliamo il contratto di finanziamento. I termini dell’accordo sono i seguenti:

  • Noi paghiamo interessi pari all’1.,30% fisso. Essi vengono calcolati su un nozionale di 100.000 Euro (stesso importo del nostro finanziamento);
  • La banca, invece, ci versa annualmente interessi calcolati come il prodotto fra l’Euribor a 12 mesi e un nozionale di 100.000 Euro;
  • Le scadenze dei pagamenti degli interessi coincidono con quelle del nostro finanziamento.

Come potete vedere, se non avessimo stipulato il contratto derivato avremmo pagato 8.700 Euro di interessi. Avendo però fissato il tasso d’interesse all’1,30%, pagheremo solo 6.500 Euro di interessi. Abbiamo cioè gestito il rischio di oscillazione del tasso di interesse sul finanziamento, fissando l’ammontare dei nostri pagamenti. In altre parole, abbiamo trasformato un finanziamento a tasso variabile in uno a tasso fisso.


Vediamo ora le scritture contabili:

  • Al momento della stipula del contratto di finanziamento:

Banca c/c @ Debiti per finanziamento 100.000 $

  • Al momento del pagamento degli interessi al termine del primo anno, avrò 1.000 Euro di interessi sul finanziamento più 300 euro da pagare per il derivato (1.300 – 1.000):

Interessi passivi @ Banca c/c 1.000 $

Interessi passivi @ Banca c/c 300 $

  • Stessa scrittura al termine del secondo anno, mentre per il terzo, il quarto e il quinto anno avrò la rilevazione di interessi attivi. Facciamo l’esempio della scrittura contabile al termine del terzo anno del finanziamento:

Interessi passivi @ Banca c/c 1.500 $

Banca c/c @ Interessi attivi 200 $

  • E così via fino al rimborso del capitale preso a prestito

Fair value del derivato

Manca ancora un piccolo passaggio per completare la contabilizzazione del nostro strumento derivato. Il fair value è infatti espressione del valore del contratto in base all’aspettativa che ci formuliamo sui tassi Euribor.

Valutiamo l’interest rate swap al termine del primo anno.

Per prima cosa calcoliamoci i tassi forward partendo dai tassi spot riportati precedentemente:

I tassi forward si calcolano come segue:

Tasso forward anno n+1 = ((1+tasso anno n+1)^n+1/ (1+tasso anno n)^n)-1

Ad esempio, per l’anno 2 (interesse anno 3) faremo:

Tasso forward = ((1+1,50%)^2/ (1+1,20%)^1)-1 = 1,80%

Provate a ricalcolare gli altri in autonomia.

Adesso calcoliamo i tassi di sconto come (1+tasso spot)^(-n):

Il fattore di sconto per l’anno 1 (interesse anno 2) è ad esempio calcolato nel seguente modo:

Fattore di sconto anno 1 = (1+1,20%)^(-1) = 0,99

Note: I tassi di sconto dovrebbero essere calcolati con dei tassi di interesse zero-coupon. Per semplicità, nel nostro esempio non procederemo al calcolo della curva zero-coupon. Magari ne parleremo in un altro articolo.

Ora siamo pronti per calcolare il Fair Value del nostro strumento derivato:

Il Fair value è positivo. Quindi la scrittura contabile sarà:

FV (asset) @ Financial income 6.228 $

La classificazione prevista per l’attivo dello stato patrimoniale è la seguente:

  • tra le “Immobilizzazioni finanziarie” nella voce B) III 4) strumenti finanziari derivati attivi;
  • tra le “Attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni” nella voce C) III 5) strumenti finanziari derivati attivi.

Nella voce D) 18) d) sono incluse le variazioni positive di fair value degli strumenti finanziari derivati non di copertura.

Per maggiori dettagli (anche sulla contabilizzazione in caso di Fair Value negativo), si rimanda alla lettura dell’OIC 32.

Infine calcoliamo l’effetto delle imposte differite sul Fair Value così calcolato (tax rate 24%):

Imposte differite @ Fondo imposte differite 1.495 $

Se volete rinfrescarvi la memoria sulle imposte anticipate e differite, vi rimando all’articolo precedente del blog Imposte anticipate e differite – Facciamo un po’ di chiarezza.

Conclusione

Il metodo illustrato è estremamente semplificato. Ho voluto solamente offrirvi un primo approccio al funzionamento e alla contabilizzazione di un interest rate swap (strumento molto diffuso per la copertura sui tassi d’interesse). Inoltre, ho deliberatamente omesso le scritture nel caso di hedge accounting. Nel caso in cui vogliate un appprofondimento sul tema, fatemelo sapere nei commenti qui sotto.

Con questo è tutto! Alla prossima!

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