Valutazione di un’opzione R&D – parte 2

Nello scorso articolo (Valutazione di un’opzione R&D) ci siamo lasciati così:

“[…] Vi lascio con un piccolo spunto: tale opzione potrebbe essere valutata in combinazione con altre (come ad esempio l’opzione di aspettare ad investire piuttosto che di abbandonare il progetto se le cose si mettessero male). La considerazione o meno di queste altre concrete possibilità potrebbe portare a risultati completamente diversi. […]”

Alcuni di voi mi hanno scritto chiedendomi di approfondire tale punto e quindi eccomi qui per la seconda parte della nostra riflessione!

Riprendiamo rapidamente i dati del nostro esempio e continuiamo il discorso intrapreso nel precedente articolo.

Eravamo il CFO di un’impresa farmaceutica che doveva decidere se investire nella ricerca per la creazione di un nuovo farmaco. In accordo con le nostre analisi, l’investimento previsto per la studio era pari a 100 milioni di Euro, mentre la probabilità di successo (ovvero di un’inizio vero e proprio di produzione del farmaco) era stimata al 7%. Inoltre, se la ricerca avesse portato ad un buon risultato, l’impresa avrebbe dovuto investire 1 miliardo di Euro per la messa in produzione del farmaco, generando 150 milioni di Euro di flussi di cassa all’anno per i primi 10 anni e 50 milioni di Euro per gli anni successivi. I flussi di cassa erano maggiori nei primi 10 anni, in quanto l’impresa poteva beneficiare dell’esclusiva sul brevetto registrato. Infine, il tasso di interesse per attualizzare i flussi di cassa era pari al 5%.

Ora aumentiamo leggermente i flussi di cassa sopra riportati, in modo tale da avere un Net Present Value (NPV) positivo invece che negativo come nell’articolo precedente:  

  • 250 milioni di euro per i primi 10 anni invece che 150;
  • 100 milioni di euro all’anno allo scadere dell’esclusiva sul brevetto piuttosto che 50.

Facciamo questo poichè, se mantenessimo un valore attuale netto inferiore allo 0, l’impresa non investirebbe nel progetto e non potremmo continuare nella nostra narrazione. Ma non ci perdiamo. Proseguiamo….

Ricalcolando l’NPV con i nuovi dati a nostra disposizione (vedi Valutazione di un’opzione R&D per i dettagli del calcolo del valore attuale dell’opzione), otteniamo un valore pari a 30,51 milioni di Euro.

Note: provate voi a ricalcolare il valore del beneficio generato dall’investimento, utilizzando il file di calcolo di Excel che vi ho lasciato e che vi riallego per comodità:

A questo punto introduciamo una nuova variabile: il CFO e i suoi collaboratori sono venuti a conoscenza del fatto che, ritardando di un anno l’uscita del farmaco, l’NPV aumenterebbe di 50 milioni di Euro. Aspettare significherebbe infatti migliorare l’efficacia del farmaco e di conseguenza il beneficio previsto in termini di valore attuale netto. Tale ritardo costerebbe comunque all’impresa ulteriori 20 milioni di Euro.

Qui di seguito l’albero decisionale a cui l’impresa è giunta dopo le ulteriori valutazioni svolte dal management:

Il valore attuale netto sarà quindi pari a:

NPV = -20 + ((30% * 80,51 + 70% * 30,51)/ (1+0,05)) = 23,34 milioni di Euro

Note: l’opzione è stata attualizzata per un anno, il tempo stimato del ritardo.

Come possiamo osservare, il valore attuale netto del nostro progetto di ricerca è ancora positivo ma inferiore rispetto a quello calcolato precedentemente. All’impresa conviene quindi intraprendere il progetto (poichè il Net Present Value è maggiore di 0); non le conviene invece ritardare il lancio dell’eventuale farmaco, in quanto avrebbe un ritorno inferiore rispetto all’opzione precedente.

Vi lascio ancora una volta con un quesito per alimentare la discussione: se foste il CFO di questa società, come finanziareste questo progetto di ricerca? Con debito o con Equity?

Note: per la differenza fra debito ed Equity, vi rimando al seguente articolo: 1. CFO Program – Debito vs Equity

Indicate la vostra risposta nei commenti, specificando perchè utilizzereste una forma di finanziamento piuttosto che l’altra. Poi la commenteremo insieme.

Buona notte!

Risposta – 2 maggio 2019

La risposta è Equity.

È davvero difficile trovare un istituto di credito che finanzi un progetto di ricerca con risultati così incerti e variabili. Senza contare le basse percentuali di successo: esiste solo una piccola possibilità che lo studio condotto si trasformi in un vero e proprio prodotto da commercializzare.

Un altro consiglio che posso darvi è di richiedere più liquidità di quella che avete stimato per concludere il processo di ricerca. Anche se ben pianificato, un progetto può sempre incorrere in imprevisti che rischiano di far lievitare i costi. In questi casi, le disponibilità liquide sono l’unico strumento di risk management efficace.

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